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Migliori ETF 2026: Guida Completa per Investire dall’Italia

Di Luigi Piscetta

Luigi Piscetta, laureato in Economia e Finanza, è un consulente finanziario e trader indipendente con esperienza nel settore bancario online. Preso atto della scarsa trasparenza del mercato retail, si dedica al Prop Trading e alla divulgazione finanziaria per testate online. Esperto in sviluppo di modelli di trading e analisi di mercato, integra l’uso dell’Intelligenza Artificiale nella finanza....

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Cerchiamo di capire perché gli Etf continuano a essere uno strumento vincente, analizzando le categorie, i costi e i rischi, tenendo presente che un’analisi approfondita a livello personale, che non è assolutamente lo scopo di questo lavoro, deve necessariamente tenere presente la composizione complessiva del portafoglio.

ETF nel 2026: cosa cambia e cosa resta valido

Il 2026 si preannuncia un anno difficile a causa di una situazione politica internazionale in fase di deterioramento, di mercati azionari che hanno corso negli ultimi anni più di quanto fosse lecito attendersi, di una volatilità in aumento e di una politica dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali molto instabili.

In questo contesto, gli ETF continuano a essere uno degli strumenti più efficienti per costruire portafogli diversificati, a costi contenuti e con regole chiare.

Perché gli ETF restano strumenti “core”

Gli ETF (Exchange Traded Fund) danno la possibilità di investire globalmente su mercati globali o settoriali, attuando strategie diversificate con pochi strumenti trasparenti, liquidi, negoziati quotidianamente sui mercati finanziari e, nella versione UCITS, adatti agli investitori europei perché garantiscono la certezza del diritto secondo gli standard europei.

Nel 2026 restano uno strumento di investimento centrale perché:

  1. Riducono il rischio specifico rispetto ai singoli titoli
  2. Hanno TER bassi rispetto ai fondi attivi
  3. Si integrano bene in strategie di lungo periodo

Le scelte che contano davvero (costi, indice, replica, liquidità)

Non esistono “ETF migliori in assoluto”. Contano invece alcune decisioni chiave:

  • indice replicato: l’Etf è uno strumento che replica un indice, permettendo di posizionarsi sul mercato globale con un unico investimento e senza assumersi i rischi tipici di un singolo titolo azionario o di un’obbligazione.
  • costi reali (TER + tracking difference): Il TER è il costo annuo dichiarato globale dell’Etf, che comprende i costi di gestione, le spese legali e di revisione e qualunque commissione che il gestore deve sostenere; è importante considerarlo in relazione alla tracking difference, cioè quanto l’ETF riesce davvero a seguire l’indice nel tempo. Un ETF leggermente più caro potrebbe replicare meglio e risultare più efficiente.
  • tipo di replica: rileva soprattutto in ottica di rischio; la replica fisica acquista i titoli dell’indice, quella sintetica usa derivati, scelta in alcuni casi forzata, ad esempio quando si sceglie un Etf su materie prime; entrambe sono regolamentate, ma hanno caratteristiche diverse.
  • liquidità del fondo: influisce su spread e facilità di negoziazione: gli ETF di grandi dimensioni sono generalmente più efficienti.
  • accumulazione o distribuzione: dipende dall’obiettivo dell’investitore, crescita del capitale o reddito periodico.

Migliori ETF 2026 per obiettivo finanziario

Vediamo quali sono le migliori categorie di Etf, suddividendole per obiettivo generale.

Un portafoglio in Etf deve essere ben diversificato, includendo diverse di queste categorie.

Obiettivo
Tipo ETF
Pro
Contro
A chi è adatto
Core globale “one-ETF”
Azionario globale su indice mondiale (es. World/All-World)
Diversificazione ampia, semplice, adatto a PAC
Esposto a USD e big tech; drawdown possibili
Principianti, investitori “core” 5–10+ anni
Focus USA
Azionario USA (es. S&P 500 / mercato USA)
Mercato profondo, storicamente trainante
Concentrazione settoriale e valutazioni; rischio cambio
Chi vuole sovrappeso USA e accetta volatilità
Europa “home bias”
Azionario Europa (es. Eurozona/Europa sviluppata)
Riduce dipendenza da USA; più vicino a economia UE
Crescita storicamente più lenta; rischio settoriale
Chi lavora/consuma in EUR e vuole bilanciare il portafoglio
Italia (satellite)
Azionario Italia (es. FTSE MIB / All-Share)
“Tema Italia”, dividendi spesso interessanti
Alta concentrazione e rischio Paese
Solo come satellite (piccola %), investitori esperti
Mercati emergenti (satellite)
Azionario emergenti
Diversificazione geografica e potenziale crescita
Volatilità, rischio politico/valuta, drawdown
Chi ha orizzonte lungo e tollera oscillazioni
Dividendi / reddito
Azionario dividend / high dividend / dividend aristocrats
Potenziale flusso cedolare (se distribuzione)
Possibile bias “value”, settori maturi; tagli dividendi
Chi cerca income e accetta rischio azionario
Qualità / fattori difensivi
Azionario Quality / Minimum Volatility / Low Vol
Più robusto in fasi turbolente (in media)
Può sottoperformare nei rally; regole indice complesse
Chi vuole ridurre volatilità senza uscire dall’azionario
Obbligazionario “stabilità”
Bond governativi a breve durata (1–3 anni)
Sensibilità tassi più bassa; stabilizza
Rendimenti potenzialmente inferiori; rischio reinvestimento
Prudente, parcheggio liquidità “evoluto”
Bilanciato bonds “core”
Bond aggregate (governativi + corporate, durata media)
Ampia esposizione al mercato bond
Rischio tasso maggiore; volatilità se duration alta
Chi costruisce portafoglio bilanciato
Protezione inflazione
Bond inflation-linked
Aiuta contro inflazione inattesa
Dipende da inflazione attesa/reale; duration spesso alta
Chi teme inflazione persistente, investitore prudente
Rendimento extra sui bond
Corporate IG (investment grade)
Più rendimento dei governativi, rischio moderato
Rischio credito e spread; soffre in recessione
Chi vuole “carry” con rischio controllato
Rendimento alto (speculativo)
High Yield
Cedole più alte
Rischio default e drawdown; correlazione con azioni
Solo per esperti, piccola quota satellite
Diversificatore “non correlato”
Oro (fisico/commodity gold)
Diversifica, hedge in stress di mercato
Nessuna cedola; volatilità; timing difficile
Chi vuole diversificazione e protezione “tail risk”
Tema “materie prime”
Commodity broad (paniere)
Diversifica, legato a ciclo/inflazione
Struttura futures/roll yield; volatilità elevata
Investitori esperti, piccola quota tattica
Immobiliare quotato
REIT/global property
Esposizione real estate, dividendi frequenti
Sensibile a tassi e ciclo; drawdown
Chi vuole diversificare con real estate liquido
Liquidità remunerata
Money market / ultra-short
Bassa volatilità, alternativa al conto
Rendimento legato ai tassi; non “crescita”
Chi parcheggia cash per 3–12 mesi
ESG (versione “core”)
ESG broad market (World/All-World ESG)
Mantiene diversificazione con filtro ESG
Metodologie diverse; rischio tracking error
Chi vuole core con criterio ESG, senza tematici spinti
Tematici (satellite)
AI, clean energy, cybersecurity, ecc.
Story chiara, potenziale crescita
Concentrazione, ciclicità, mode; costi spesso più alti
Solo satellite (quota piccola), investitori consapevoli

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Analizziamo le principali categorie di Etf:

Portafoglio “core globale” (azionario mondiale)

Gli ETF globali “one-ETF” costituiscono il primo mattone di un portafoglio in Etf, investendo in tutti i mercati azionari globali: tipicamente replicano indici come MSCI World o FTSE All-World, sono inevitabilmente esposti alle grandi dinamiche internazionali e al cambio del dollaro, direttamente o indirettamente.

Focus USA (S&P 500 / Nasdaq-100)

Gli ETF sugli Stati Uniti, e sul mercato nordamericano in generale, permettono di investire nel mercato azionario più solido e liquido al mondo. L’indice principale di riferimento è lo S&P 500, anche se si può optare per il Nasdaq 100 per chi voglia puntare per i grandi titoli del settore tecnologico.

Europa e Italia (Euro Stoxx / FTSE MIB)

Gli ETF sull'Europa, e tipicamente sull’Italia per gli investitori italiani, permettono di affrontare un mercato sicuramente più familiare: il limite è rappresentato dalla forte concentrazione del FTSE MIB sui settori delle banche e dell’energia. Sono pertanto da utilizzare come strategia alternativa e minoritaria rispetto a settori più pesanti.

Mercati emergenti

Un pilastro importante è rappresentato dagli azionari sui Paesi Emergenti, che offrono l’opportunità di partecipare a economie in crescita e aumentare la diversificazione geografica del portafoglio. Sono mediamente più volatili e tendono a sovraperformare il mercato nelle fasi long e a sottoperformare nelle fasi short.

ETF obbligazionari nel 2026: ruolo e rischi

Gli ETF obbligazionari sono immancabili in un portafoglio correttamente diversificato, offrendo stabilità, rendimento e diversificazione.

  • Governativi a breve durata (1–3 anni): minore sensibilità ai tassi di interesse, aiutano a stabilizzare il portafoglio. Rendimento contenuto, utili come deposito di liquidità a breve.
  • Bond aggregate “core”: mix di titoli governativi e corporate con duration media. Forniscono una buona base per portafogli bilanciati, ma sono più sensibili alle variazioni dei tassi d’interesse.
  • Corporate Investment Grade: offrono rendimento superiore ai governativi con rischio credito moderato, grazie alla diversificazione dei titoli contenuti nel paniere.
  • High Yield: cedole elevate, ma strutturalmente a rischio di default e drawdown significativo. Adatti anch'essi per una quota minoritaria del portafoglio.

Protezione e asset difensivi

Gli asset difensivi sono mercati completamente decorrelati da quelli classici: segnaliamo tra questi gli Etf sull’oro e sui metalli preziosi in generale.

Molto validi anche Etf settoriali molto specifici e decorrelati dal ciclo economico principale (prodotti agricoli, risorse naturali).

Smart beta: dividend, quality, minimum volatility

Gli ETF smart beta offrono strategie più mirate rispetto ai tradizionali indici di mercato, puntando su criteri specifici:

  • Dividend ETF: generano flusso cedolare potenziale, spesso distribuito periodicamente.
  • Quality / Minimum Volatility: storicamente più resistenti durante fasi di mercato difficili, riducono la volatilità. Possono però sottoperformare nelle fasi decisamente rialziste, offrendo rendimenti più contenuti.

Conclusioni

La costruzione di un portafoglio attraverso Etf è una strategia estremamente valida e che consiglio a chi abbia da gestire un capitale in modo equilibrato e con volatilità variabili in relazione alle proprie esigenze.

Occorre ovviamente conoscere bene gli strumenti o rivolgersi a un professionista del settore.

Ricordate che banche e consulenti di reti bancarie molto difficilmente vi consiglieranno un portafoglio costruito in semplici Etf, proprio perché la maggior efficienza in termini di costi comporta la mancanza di redditività per la struttura commerciale.

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Per approfondire, guarda quali sono i migliori ETF criptovalute e gli ETF bitcoin italia.

Domande Frequenti

Gli ETF tematici convengono?

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Sì, sulla parte satellite del portafoglio e su settori ad ampia possibilità di crescita.

ETF obbligazionari: quali rischi nel 2026?

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I rischi sono quelli tipici degli strumenti obbligazionari, principalmente il rischio tassi in caso di duration lunga.

Quanti ETF servono davvero?

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Dipende da diversi fattori, tra i quali l’importo del capitale; solitamente dai 2 ai 7 o 8 Etf sono sufficienti per costruire un buon portafoglio.

Meglio accumulazione o distribuzione?

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Per la costruzione di un portafoglio a medio/lungo termine gli Etf ad accumulazione, a meno che non ci sia un'esigenza di reddito periodico.

Quali sono i migliori ETF per iniziare nel 2026?

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Un giusto mix di Etf globali, settoriali e specifici che vadano a diversificare, con porchi strumenti finanziari, un’ampissima porzione dei mercati.

Luigi Piscetta, laureato in Economia e Finanza, è un consulente finanziario e trader indipendente con esperienza nel settore bancario online. Preso atto della scarsa trasparenza del mercato retail, si dedica al Prop Trading e alla divulgazione finanziaria per testate online. Esperto in sviluppo di modelli di trading e analisi di mercato, integra l’uso dell’Intelligenza Artificiale nella finanza.

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