Cerchiamo di capire perché gli Etf continuano a essere uno strumento vincente, analizzando le categorie, i costi e i rischi, tenendo presente che un’analisi approfondita a livello personale, che non è assolutamente lo scopo di questo lavoro, deve necessariamente tenere presente la composizione complessiva del portafoglio.
ETF nel 2026: cosa cambia e cosa resta valido
Il 2026 si preannuncia un anno difficile a causa di una situazione politica internazionale in fase di deterioramento, di mercati azionari che hanno corso negli ultimi anni più di quanto fosse lecito attendersi, di una volatilità in aumento e di una politica dei tassi d’interesse da parte delle banche centrali molto instabili.
In questo contesto, gli ETF continuano a essere uno degli strumenti più efficienti per costruire portafogli diversificati, a costi contenuti e con regole chiare.
Perché gli ETF restano strumenti “core”
Gli ETF (Exchange Traded Fund) danno la possibilità di investire globalmente su mercati globali o settoriali, attuando strategie diversificate con pochi strumenti trasparenti, liquidi, negoziati quotidianamente sui mercati finanziari e, nella versione UCITS, adatti agli investitori europei perché garantiscono la certezza del diritto secondo gli standard europei.
Nel 2026 restano uno strumento di investimento centrale perché:
- Riducono il rischio specifico rispetto ai singoli titoli
- Hanno TER bassi rispetto ai fondi attivi
- Si integrano bene in strategie di lungo periodo
Le scelte che contano davvero (costi, indice, replica, liquidità)
Non esistono “ETF migliori in assoluto”. Contano invece alcune decisioni chiave:
- indice replicato: l’Etf è uno strumento che replica un indice, permettendo di posizionarsi sul mercato globale con un unico investimento e senza assumersi i rischi tipici di un singolo titolo azionario o di un’obbligazione.
- costi reali (TER + tracking difference): Il TER è il costo annuo dichiarato globale dell’Etf, che comprende i costi di gestione, le spese legali e di revisione e qualunque commissione che il gestore deve sostenere; è importante considerarlo in relazione alla tracking difference, cioè quanto l’ETF riesce davvero a seguire l’indice nel tempo. Un ETF leggermente più caro potrebbe replicare meglio e risultare più efficiente.
- tipo di replica: rileva soprattutto in ottica di rischio; la replica fisica acquista i titoli dell’indice, quella sintetica usa derivati, scelta in alcuni casi forzata, ad esempio quando si sceglie un Etf su materie prime; entrambe sono regolamentate, ma hanno caratteristiche diverse.
- liquidità del fondo: influisce su spread e facilità di negoziazione: gli ETF di grandi dimensioni sono generalmente più efficienti.
- accumulazione o distribuzione: dipende dall’obiettivo dell’investitore, crescita del capitale o reddito periodico.
Migliori ETF 2026 per obiettivo finanziario
Vediamo quali sono le migliori categorie di Etf, suddividendole per obiettivo generale.
Un portafoglio in Etf deve essere ben diversificato, includendo diverse di queste categorie.
Obiettivo | Tipo ETF | Pro | Contro | A chi è adatto |
Core globale “one-ETF” | Azionario globale su indice mondiale (es. World/All-World) | Diversificazione ampia, semplice, adatto a PAC | Esposto a USD e big tech; drawdown possibili | Principianti, investitori “core” 5–10+ anni |
Focus USA | Azionario USA (es. S&P 500 / mercato USA) | Mercato profondo, storicamente trainante | Concentrazione settoriale e valutazioni; rischio cambio | Chi vuole sovrappeso USA e accetta volatilità |
Europa “home bias” | Azionario Europa (es. Eurozona/Europa sviluppata) | Riduce dipendenza da USA; più vicino a economia UE | Crescita storicamente più lenta; rischio settoriale | Chi lavora/consuma in EUR e vuole bilanciare il portafoglio |
Italia (satellite) | Azionario Italia (es. FTSE MIB / All-Share) | “Tema Italia”, dividendi spesso interessanti | Alta concentrazione e rischio Paese | Solo come satellite (piccola %), investitori esperti |
Mercati emergenti (satellite) | Azionario emergenti | Diversificazione geografica e potenziale crescita | Volatilità, rischio politico/valuta, drawdown | Chi ha orizzonte lungo e tollera oscillazioni |
Dividendi / reddito | Azionario dividend / high dividend / dividend aristocrats | Potenziale flusso cedolare (se distribuzione) | Possibile bias “value”, settori maturi; tagli dividendi | Chi cerca income e accetta rischio azionario |
Qualità / fattori difensivi | Azionario Quality / Minimum Volatility / Low Vol | Più robusto in fasi turbolente (in media) | Può sottoperformare nei rally; regole indice complesse | Chi vuole ridurre volatilità senza uscire dall’azionario |
Obbligazionario “stabilità” | Bond governativi a breve durata (1–3 anni) | Sensibilità tassi più bassa; stabilizza | Rendimenti potenzialmente inferiori; rischio reinvestimento | Prudente, parcheggio liquidità “evoluto” |
Bilanciato bonds “core” | Bond aggregate (governativi + corporate, durata media) | Ampia esposizione al mercato bond | Rischio tasso maggiore; volatilità se duration alta | Chi costruisce portafoglio bilanciato |
Protezione inflazione | Bond inflation-linked | Aiuta contro inflazione inattesa | Dipende da inflazione attesa/reale; duration spesso alta | Chi teme inflazione persistente, investitore prudente |
Rendimento extra sui bond | Corporate IG (investment grade) | Più rendimento dei governativi, rischio moderato | Rischio credito e spread; soffre in recessione | Chi vuole “carry” con rischio controllato |
Rendimento alto (speculativo) | High Yield | Cedole più alte | Rischio default e drawdown; correlazione con azioni | Solo per esperti, piccola quota satellite |
Diversificatore “non correlato” | Oro (fisico/commodity gold) | Diversifica, hedge in stress di mercato | Nessuna cedola; volatilità; timing difficile | Chi vuole diversificazione e protezione “tail risk” |
Tema “materie prime” | Commodity broad (paniere) | Diversifica, legato a ciclo/inflazione | Struttura futures/roll yield; volatilità elevata | Investitori esperti, piccola quota tattica |
Immobiliare quotato | REIT/global property | Esposizione real estate, dividendi frequenti | Sensibile a tassi e ciclo; drawdown | Chi vuole diversificare con real estate liquido |
Liquidità remunerata | Money market / ultra-short | Bassa volatilità, alternativa al conto | Rendimento legato ai tassi; non “crescita” | Chi parcheggia cash per 3–12 mesi |
ESG (versione “core”) | ESG broad market (World/All-World ESG) | Mantiene diversificazione con filtro ESG | Metodologie diverse; rischio tracking error | Chi vuole core con criterio ESG, senza tematici spinti |
Tematici (satellite) | AI, clean energy, cybersecurity, ecc. | Story chiara, potenziale crescita | Concentrazione, ciclicità, mode; costi spesso più alti | Solo satellite (quota piccola), investitori consapevoli |
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Analizziamo le principali categorie di Etf:
Portafoglio “core globale” (azionario mondiale)
Gli ETF globali “one-ETF” costituiscono il primo mattone di un portafoglio in Etf, investendo in tutti i mercati azionari globali: tipicamente replicano indici come MSCI World o FTSE All-World, sono inevitabilmente esposti alle grandi dinamiche internazionali e al cambio del dollaro, direttamente o indirettamente.
Focus USA (S&P 500 / Nasdaq-100)
Gli ETF sugli Stati Uniti, e sul mercato nordamericano in generale, permettono di investire nel mercato azionario più solido e liquido al mondo. L’indice principale di riferimento è lo S&P 500, anche se si può optare per il Nasdaq 100 per chi voglia puntare per i grandi titoli del settore tecnologico.
Europa e Italia (Euro Stoxx / FTSE MIB)
Gli ETF sull'Europa, e tipicamente sull’Italia per gli investitori italiani, permettono di affrontare un mercato sicuramente più familiare: il limite è rappresentato dalla forte concentrazione del FTSE MIB sui settori delle banche e dell’energia. Sono pertanto da utilizzare come strategia alternativa e minoritaria rispetto a settori più pesanti.
Mercati emergenti
Un pilastro importante è rappresentato dagli azionari sui Paesi Emergenti, che offrono l’opportunità di partecipare a economie in crescita e aumentare la diversificazione geografica del portafoglio. Sono mediamente più volatili e tendono a sovraperformare il mercato nelle fasi long e a sottoperformare nelle fasi short.
ETF obbligazionari nel 2026: ruolo e rischi
Gli ETF obbligazionari sono immancabili in un portafoglio correttamente diversificato, offrendo stabilità, rendimento e diversificazione.
- Governativi a breve durata (1–3 anni): minore sensibilità ai tassi di interesse, aiutano a stabilizzare il portafoglio. Rendimento contenuto, utili come deposito di liquidità a breve.
- Bond aggregate “core”: mix di titoli governativi e corporate con duration media. Forniscono una buona base per portafogli bilanciati, ma sono più sensibili alle variazioni dei tassi d’interesse.
- Corporate Investment Grade: offrono rendimento superiore ai governativi con rischio credito moderato, grazie alla diversificazione dei titoli contenuti nel paniere.
- High Yield: cedole elevate, ma strutturalmente a rischio di default e drawdown significativo. Adatti anch'essi per una quota minoritaria del portafoglio.
Protezione e asset difensivi
Gli asset difensivi sono mercati completamente decorrelati da quelli classici: segnaliamo tra questi gli Etf sull’oro e sui metalli preziosi in generale.
Molto validi anche Etf settoriali molto specifici e decorrelati dal ciclo economico principale (prodotti agricoli, risorse naturali).
Smart beta: dividend, quality, minimum volatility
Gli ETF smart beta offrono strategie più mirate rispetto ai tradizionali indici di mercato, puntando su criteri specifici:
- Dividend ETF: generano flusso cedolare potenziale, spesso distribuito periodicamente.
- Quality / Minimum Volatility: storicamente più resistenti durante fasi di mercato difficili, riducono la volatilità. Possono però sottoperformare nelle fasi decisamente rialziste, offrendo rendimenti più contenuti.
Conclusioni
La costruzione di un portafoglio attraverso Etf è una strategia estremamente valida e che consiglio a chi abbia da gestire un capitale in modo equilibrato e con volatilità variabili in relazione alle proprie esigenze.
Occorre ovviamente conoscere bene gli strumenti o rivolgersi a un professionista del settore.
Ricordate che banche e consulenti di reti bancarie molto difficilmente vi consiglieranno un portafoglio costruito in semplici Etf, proprio perché la maggior efficienza in termini di costi comporta la mancanza di redditività per la struttura commerciale.
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