L'errore strategico della Cina

Nel corso della settimana scorsa la Cina ha annunciato un’altra mossa monetaria restrittiva con la banca Centrale Cinese che ha alzato il requisito di riserva obbligatoria di 50 punti base. Questa mossa è seguita al report sull’aumento del CPI cinese di ottobre del 4,4% che ha fatto crescere le
preoccupazioni degli investitori relativamente al fatto che il governo cinese starebbe intraprendendo una politica monetaria maggiormente restrittiva.
Tuttavia, secondo Nigel Wallace, analista di eToro, “questa mossa di tagli interni caratterizzata da aumenti dei tassi e dei requisiti di riserva obbligatoria evidenzia una debolezza strategica.” Per un periodo di tempo prolungato, la Cina ha tenuto sotto controllo il tasso di cambio dello yuan col  pugno d’acciaio. Se e quando il governo cinese ha permesso l’apprezzamento dello yuan, lo ha fatto solo in misura modesta e per favorire le esportazioni dal momento che uno yuan più debole si traduce in costi minori. Per mantenere lo yuan artificialmente basso il governo cinese si è visto obbligato a immettere moneta e liquidità nell’economia. Il risultato è adesso evidente: pressioni inflazionistiche difficili da smorzare e bolle immobiliari che continuano a gonfiarsi.

Il problema cinese crescente delle esportazioni - Le riserve estere della Cina hanno toccato il livello record di 2,648 trilioni di dollari nel terzo trimestre, un risultato frutto di anni di avanzi commerciali. Tuttavia, tale risultato è ingannevole in quanto non riflette accuratamente il crescente problema cinese delle esportazioni. La Cina, con la sua rapida crescita, è diventata la seconda maggiore economia mondiale ed ha fatto affidamento in larga parte sulla sua forza lavoro a basso prezzo per raggiungere questa rapida crescita.
“Questa mossa di tagli interni caratterizzata da aumenti dei tassi e dei requisiti di riserva obbligatoria evidenzia una debolezza strategica.” Comunque, le esportazioni cinesi sono diventate sempre più sofisticate e i produttori cinesi dipendono sempre più da catene produttive complesse, spesso legate a fornitori di aziende multinazionali; ne risulta un aumento dei costi di produzione. Tuttavia, mentre il costo unitario relativo ai singoli produttori cinesi sale, il prezzo delle esportazioni cinesi è rimasto invariato, anzi in alcuni casi è addirittura diminuito. La ragione è che le principali destinazioni delle esportazioni cinesi sono gli Stati Uniti e l’Europa, dove la spesa ha subito una forte flessione ed è quindi rimasta piuttosto contenuta. Mentre le abitudini di spesa dei consumatori occidentali non sono state in grado di sostenere prezzi più elevati, gli esportatori cinesi sono stati costretti a mantenere i prezzi contenuti, contribuendo così al costante peggioramento della  situazione commerciale cinese.

La Cina ha compiuto degli sforzi significativi per assicurare le proprie vie di approvvigionamento attraverso lo sviluppo di alleanze strategiche con partner quali il Brasile e l’Angola. L’efficacia di tali sforzi è stato comunque marginale in quanto la Cina è stata costretta a continuare con la sua politica di debolezza della valuta locale per favorire le esportazioni. Tuttavia, il mantenimento di uno yuan debole ha fatto aumentare l’inflazione e ha portato a un crollo del reddito disponibile. Invece di
aumentare gradualmente il tasso di cambio dello yuan e permettere al paese di spostarsi verso una politica di rafforzamento della valuta locale, consentendo l’aumento naturale della domanda interna, la banca centrale cinese, a causa delle pressioni politiche, ha deciso di affrontare il problema dell’inflazione con tassi e requisiti di riserva obbligatoria verso le banche più elevati. Queste azioni, tuttavia, hanno finito per ignorare completamente il problema dei flussi in entrata di hot money verso la Cina. Inoltre, dal momento che i tassi di interesse reali sono considerati negativi, i consumatori preferiscono investire nelle azioni invece che risparmiare, contribuendo a gonfiare maggiormente le bolle speculative. Un graduale apprezzamento dello yuan consentirebbe all’economia cinese di auto equilibrarsi ed anche di stabilizzarsi abbassando l’inflazione.
Se, tuttavia, la Cina non inizierà a permettere alla sua valuta di apprezzarsi e continuerà ad utilizzare le attuali misure - completamente inefficaci - si troverà costretta a procedure ad un pesante apprezzamento dello yuan.
La combinazione di prezzi gonfiati e alti tassi insieme a un rapido apprezzamento dello yuan potrebbe suonare come un presagio di rovina sull’economia cinese e anche rappresentare un’importante prova per l’attuale regime politico. Solo il tempo ci dirà se la Cina riuscirà a superare le pressioni interne e intraprendere la strada giusta. Fino ad allora continueranno a permanere i  rischi legati alla crescita sproporzionata del drago asiatico e dei suoi partner dell’Asia Pacifica.


A cura di: eToro