La Grecia è in bancarotta ma i mercati non sembrano risentirne


I problemi finanziari della zona euro sembrano essere esemplificati dalla Grecia. Proprio l’anno scorso, il governo greco aveva ottenuto un pacchetto di aiuti di circa 110 miliardi di euro dal Fondo Monetario Internazionale e dall’Unione Europea. Ora il paese ha un debito di più di 340 miliardi di euro e si prevede che il deficit di bilancio sarà vicino all’8,4 % del PIL nel 2011, ben superiore quindi all’obiettivo del 7,5%. Gli analisti si aspettano inoltre che la crescita del paese potrebbe scendere del 4% quest’anno e di un ulteriore 3% l’anno prossimo, con il tasso di disoccupazione che potrebbe attestarsi al 20%.
Sembrerebbe una conclusione inevitabile quindi che il debito greco richieda una ristrutturazione prima del lancio nel 2013 dell’European Stability Mechanism. Senza tener conto di come si esamina il bilancio, la maggior parte degli analisti concorda che il governo greco stia esaurendo le possibilità di scelta. Ironicamente la questione è esacerbata dall’FMI/UE, i quali sostengono che l’attuale piano di salvataggio sommato alle misure di austerità greche sarebbe sufficiente.
Ne risulta che il governo greco sta rigettando tutte le richieste di ristrutturazione del debito. Ciò pone un problema per la Banca Centrale Europea; si teme per una diffusione del panico finanziario. Con i rendimenti delle obbligazioni che hanno recentemente toccato nuovi massimi, gli economisti sostengono che non ha senso ripagare gli investitori privati con interessi maggiori mentre la Grecia è costretta a
fare i conti con le misure di austerità. Gli esponenti politici tedeschi concordano con il bisogno di ristrutturazione anche se ciò si tradurrebbe per loro in una perdita nel breve periodo.

Germania e Francia superano l’effetto PIG.
Dal momento che l’Italia e la Spagna sono fuori pericolo in termini dirischio di default, i PIIGS si sono trasformati in PIG, Portogallo, Irlanda e Grecia. Tuttavia con i PIIGS divenuti PIG le prospettive sulla crisi del debito della zona euro sembrano cambiare nelle proporzioni, con gli investitori sempre più convinti che la crescita di Germania e Francia, i due motori della ripresa della zona euro, avrà la meglio e sopporterà il peso dei PIG. Quindi i mercati sarebbero in grado di assorbire pienamente l’attuale crisi così come gli USA sono stati in grado di assorbire facilmente la crisi del debito della California.
Germania- In Germania nel primo trimestre si è attuato un gioco al recupero a causa della condizioni meteorologiche. Ma ora ci si attende che l’economia tedesca conosca una solida crescita ad un tasso del 3,4% nel 2011, grazie soprattutto alla crescita della domanda interna e a un aumento nelle  esportazioni.
Nonostante si preveda un indebolimento della domanda esterna, gli effetti ritardati del terremoto giapponese del mese scorso e un apprezzamento dell’euro potrebbero ridare slancio agli investimenti
aziendali e quindi, di conseguenza, all’intera economia tedesca. Mentre i consumi privati hanno registrato una certa flessione nell’ultimo trimestre del 2010, la maggior parte degli analisti concorda che i consumi
interni dovrebbero aumentare nel 2011 come conseguenza della migliorata situazione occupazionale in Germania. Per molti consumatori le preoccupazioni sull’inflazione saranno mitigate dai previsti aumenti
retributivi e dalla riduzione delle imposte sul reddito.
Sebbene i timori sull’aumento dell’inflazione abbiano leggermente fatto diminuire i livelli di fiducia a  marzo, in prospettiva, ci si attende un aumento dei livelli di fiducia accanto all’aumento dei consumi privati e all’acquisto di beni d’investimento molto costosi. Il deficit tedesco era stato stimato l’anno scorso pari a 1,6 miliardi di euro, ossia pari al 3,3% del PIL. Il governo prevede che il deficit si ridurrà ulteriormente quest’anno fino al 2,3% del PIL, ben al di sotto quindi della soglia del 3% richiesta dal Trattato di Maastricht. Secondo il governo, nonostante l’imposizione dell’Unione Europea di un contributo annuale all‘European Stability Mechanism e il contributo del capitale richiamato, si riuscirà comunque a diminuire ulteriormente il debito.
Francia- Attraverso l’analisi di indagini e indicatori emerge che l’economia francese sta attraversando una fase rialzista. I risultati sulla fiducia, gli acquisti, le vendite il settore manifatturiero, la produzione e la
spesa delle aziende sono tutti dati in rialzo o in miglioramento che fanno sperare in un anno molto positivo. L’indice INSEE, che sintetizza i dati sulla fiducia verso le imprese nei diversi settori, ha toccato il risultato di 108 nel mese scorso, il livello più alto in più di due anni. Non ci si attendeva che gli eventi in Giappone avessero un effetto diretto sull’attività, sebbene l’aumento dei prezzi del petrolio stia mettendo
sotto pressione l'economia. I prezzi del settore energetico stanno spingendo l’inflazione al di sopra del 2% e gli analisti prevedono che essa salirà intorno al 2% entro la fine dell'anno.
Come in Germania, il deficit francese è stato costantemente ridotto e nel 2010 il debito pubblico era pari al 7% del PIL, in conformità a i principi del trattato di Maastricht. Gli analisti si aspettano che l’impegno del governo verso la riduzione del debito insieme ai miglioramenti nella riscossione delle entrate porterà il deficit al 6% del PIL entro la fine dell’anno.

Questa settimana è stata dominata dal rafforzamento dei metalli preziosi con l’oro e l’argento che hanno superato i massimi storici accompagnati dalle vendite sul dollaro. Inoltre, si è assistito al rimbalzo della sterlina nonostante i dati sul deficit del Regno Unito risultati peggiori delle stime.


A cura di: eToro