Cosa attendersi alla fine del QE2


Ben Bernanke e la Federal Reserve hanno solo poco più di un mese prima che il programma di quantitative easing sia completamente e definitivamente concluso. La fine di questo controverso programma sarà accolta con sollievo o con sgomento a seconda della fazione alla quale si appartiene. La
questione che si pone al presidente della Fed e agli altri membri del consiglio è quale sia la via di uscita migliore da questa politica che abbia le minori conseguenze negative future. La discussione resta aperta e i più recenti verbali rilasciati dalla Fed ci offrono solo un’idea delle soluzioni possibili.
A tutti gli effetti, sembra che la Fed stia per intraprendere la strada della politica della stretta monetaria. Ciò non significa che tale politica inizierà subito ad essere attuata. Per avvicinarsi alla sua realizzazione sarà anzitutto necessario bloccare il reinvestimento dei rimborsi anticipati sui titoli garantiti da prestiti ipotecari. Una larga maggioranza dei membri del FOMC sostiene inoltre che vorrebbe vedere anche la
fine del reinvestimento del pagamento del capitale dei titoli del Tesoro sia subito dopo che insieme alla prima ipotesi.

Un’altra soluzione, proposta da alcuni membri della Fed come prima fase, dovrebbe essere quella di aumentare il target dei tassi di interesse di breve termine della Fed, sostenendo che questa politica sarebbe più facilmente modificabile e correggibile nel caso di un ulteriore indebolimento dell’economia. Con un tasso di interesse più elevato, la vendita dei titoli garantiti da prestiti ipotecari potrebbe essere portata a buon fine, sebbene su un percorso in larga parte prestabilito (simile nella realizzazione a quello del QE2) che potrebbe essere modificato nel momento in cui ciò fosse ritenuto necessario sulla base delle prospettive economiche.

Cosa ci si aspetta che accadrà sui mercati nel momento in cui il QE2 diventerà storia?
I risultati di una recente indagine tra economisti, portfolio manager e strategisti di mercato evidenziano che la fine del QE2 colpirà piuttosto duramente i portafogli degli investitori. Essi (ossia la maggioranza dei 64 soggetti intervistati) prevedono che i prezzi di obbligazioni e materie prime diminuiranno e il prezzo delle azioni affonderà. Essi sono convinti che, oltre ai tassi di interesse, solo il dollaro salirà. Oh, e anche la volatilità; tanta, tanta volatilità.

L’oro, secondo quasi la metà degli intervistati, perderà il suo fascino e così anche il petrolio conoscerà un trend ribassista. Un ampio numero di intervistati, 27 su 59, crede che le azioni dei mercati emergenti scenderanno, con alcuni che sono convinti che l’effetto sarà irrilevante. 11 intervistati sostengono invece che i mercati emergenti continueranno a crescere. I tassi di interesse cresceranno e con essi il valore del dollaro soprattutto nei confronti dell’euro dal momento che la differenza nei tassi di interesse tende ad avvicinare le politiche della Fed a quelle della BCE. Gli intervistati temono che i mercati conosceranno un
periodo di forte volatilità con le materie prime particolarmente sensibili ai risultati economici. Gli analisti della Deutsche Bank concordano con queste previsioni sui mercati, o almeno alcuni di loro.
Essi concordano sul possibile aumento della volatilità, cosa che i mercati stanno già sperimentando. Essi concordano anche sul fatto che il dollaro inizierà a riprendersi una volta conclusosi definitivamente il QE2. Per quanto riguarda i rendimenti obbligazionari, essi prevedono che inizialmente si assisterà a una flessione accanto a uno scenario di inflazione più contenuta che finirà per tradursi in un aumento dei rendimenti reali.

Tra gli analisti di eToro si condivide il punto di vista secondo il quale la conclusione del piano di QE2 porterà a un rimbalzo del dollaro contro l’euro. Tuttavia nel lungo periodo crediamo che la Fed preferirà consentire alle misure di QE di esaurirsi gradualmente piuttosto che uscire attivamente dai mercati obbligazionari per evitare onde d’urto di liquidità. Ciò significa che il dollaro manterrà il suo basso rendimento e quando i problemi in Europa si attenueranno accanto a i tagli nei BRICs e in Cina, per gli investitori sarà dura trovare motivi per conservare dollari piuttosto che cercare di trarre beneficio approfittando di ulteriori ribassi della valuta americana.

La settimana è stata dominata dai preparativi degli investitori per la scadenza del piano di QE2 negli USA
insieme ai timori per il debito in Europa che hanno continuato a segnare il passo. Sui mercati si è assistito al rimbalzo del dollaro e alla flessione dell’euro soprattutto verso lo yen e la valuta americana, le due valute rifugio.

A cura di: eToro