Incrementa il livello generale del rischio


Dopo un eccezionale rally dell’euro, in cui la moneta unica è passata dal livello di 1,25 dollari a 1,5 dollari, le preoccupazioni sul debito sono riaffiorate con forza. La crisi è iniziata con la delusione in merito alla decisione sui tassi di interesse. Prima, la commissione della BCE aveva scelto di lasciare invariati i tassi di interesse all’1,25%. Poi, nel corso della settimana, durante un’intervista alla CNBC, il presidente della BCE, Jean-Claude Trichet, ha espresso la sua soddisfazione sul crollo dei prezzi delle materie prime, facendo notare che se ciò si fosse tradotto in una riduzione delle pressioni inflazionisti allora c’era di che essere contenti.

Per i mercati il suo messaggio è stato chiaro; la BCE sente che l’economia della zona euro non è abbastanza solida da far fronte a tassi di interesse più elevati. Questo segnale di apparente debolezza della zona euro ha spinto all’azione gli investitori che hanno immediatamente riportato l’euro al di sotto di $1,5 intorno a $1,47-1,48, facendo perdere alla moneta unica circa 200 pip fino a quando la valuta non si è poi gradualmente stabilizzata. E adesso le notizie che la Grecia starebbe prendendo in considerazione l’ipotesi di uscire dalla zona euro ha colpito i mercati come un fulmine a ciel sereno. Lo scorso weekend la rivista tedesca online Spiegel ha riportato che il governo greco, convinto di avere scelte limitate, avrebbe seriamente pensato di abbandonare la moneta unica e reintrodurre la valuta greca.

Mentre le fonti ufficiali greche non hanno confermato questa ipotesi, l’Unione Europea ha preso in considerazione questa minaccia tanto da decidere di convocare un meeting per discutere sulle scelte possibili. Si sostiene che il governo tedesco sarebbe pronto a fare il massimo per evitare un tale scenario e i possibili effetti disastrosi che una tale situazione avrebbe sull’economia della zona euro. Se la Grecia potrà staccarsi o meno dall’euro è anche una questione giuridica. Per far ciò alcuni esperti sostengono che la Grecia dovrebbe uscire dall’Unione Europea, ma non è chiaro se gli altri stati membri accetterebbero una tale mossa. Secondo la maggior parte degli esperti una ristrutturazione del debito greco sarebbe qualcosa di molto più probabile. La Grecia avrà bisogno di raccogliere il prossimo anno una cifra che va da 25 ai 30 miliardi di euro per soddisfare i finanziamenti ricevuti che non sono coperti dagli attuali fondi per il salvataggio. Una fonte ufficiale greca ha proposto di estendere le scadenze sui debiti del 2012. Non si esclude una completa ristrutturazione dl debito greco sebbene alcune fonti ufficiali dell’Unione Europea sostengono che ciò potrebbe rivelarsi più problematico del previsto.

Con l’ultima tornata di eventi, l’euro ha ceduto alle pressioni, scendendo di 500 pip in due giorni e lasciando sul terreno quasi 700 pip durante tre giorni di vendite selvagge. Jim Rogers, l’investitore miliardario, ha un punto di vista piuttosto radicale sui problemi della zona euro. Egli sostiene che la cattiva gestione della crisi del debito europeo potrebbe portare alla fine della moneta unica. “Non credo che l’euro sarà ancora in circolazione fra 10 anni. Ma al momento certamente spero che sarà ancora in circolazione per le prossime 10 settimane o 10 mesi visto che ne posseggo anch’io.” Leo Alkalay, analista Senior di eToro, è più ottimista: “Naturalmente anche gli Stati Uniti hanno dei problemi relativi al debito. Ma la ragione del forte sell-off sull’euro è che i problemi della zona euro stanno esplodendo qui e ora mentre i problemi degli Stati Uniti riguardano il futuro. Le questioni sul debito continuano ad aggravarsi tra i PIGs, anche se la situazione di altri membri tra cui la Germania, la Spagna, l’Italia e la Francia sta migliorando. E sebbene ci vorrà tempo, le questioni del debito della zona euro nel suo insieme stanno per essere risolti. Quindi la “battaglia” tra zona euro e Stati Uniti è essenzialmente una questione di breve periodo (zona euro) rispetto a problemi prevedibili nel lungo periodo (gli USA non hanno
ancora fatto niente e la loro crisi deve ancora verificarsi). Vi è inoltre da considerare il fatto che la Cina ha bisogno di un euro più forte. E se il governo cinese ha intenzione di acquistare più debito europeo ( e così è) allora i problemi in Europa potrebbe risolversi prima di quanto ci si aspetta (e dovrebbero).

Quali saranno le conseguenze delle ultime dinamiche per gli investitori?
L’euro, da una parte resterà confinato al di sotto di $1,5 ma sopra $1,2 . Il trend rialzista di lungo periodo dell’euro dovrà momentaneamente prendersi una pausa fino a quando non si chiarirà la questione degli aiuti per Portogallo, Irlanda e Grecia.

Opportunità nell’Oro
L’analista Leo Alkalay delinea il seguente scenario, “dopo un improvviso sell-off del Metals Composite con una correzione di $100 del suo valore in soli pochi giorni, l’oro sembra di nuovo essere a buon mercato. Le banche central, sono ancora una volta riluttanti ad alzare i tassi di interesse e l’inflazione nell’economia reale resta su livelli elevati. Ciò significa che l’inflazione reale è negativa e , nel caso degli
Stati Uniti, caratterizzati da una debolezza prolungata, le probabilità di un QE3 aumentano. Questa combinazione, incertezza nei mercati forex e probabilità che i tassi resteranno bassi nel breve periodo, è un chiaro segnale che l’oro tornerà presto a salire e forse testerà $1.600 nel medio termine.”

La settimana è stata dominata dalle vendite sull’euro e dal crollo dell’argento. Un movimento che è iniziato con la BCE che ha mantenuto stabili tassi di interesse e si è concluso tra le preoccupazioni di una crisi per la zona euro. L’euro ha perso 700 pip in 3 giorni e i trader che sono riusciti a cogliere velocemente questa situazione ne hanno beneficiato.


A cura di: eToro