Il Piano B della May Rieticchetta il Piano A

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Suppongo che ci sia una sorta di ineludibile logica nella proposta che Theresa May ha presentato alla Camera dei Comuni per le modifiche all’accordo del ritiro dell'UE, che ha subito il peggior margine di sconfitta nella storia parlamentare britannica meno di una settimana fa. La May ha a lungo affermato che il suo è stato “l'unico” accordo che avrebbe realizzato la Brexit e il miglior accordo possibile con l'UE. Naturalmente, non continuando mai ad aggiungere la clausola aggiuntiva “entro i limiti delle linee rosse su cui io e il mio gabinetto abbiamo insistito”. Sulla scia della sconfitta, afferma di aver apportato tre modifiche (o modifiche desiderate) che spera renderanno appetibile il disegno di legge a una maggioranza di parlamentari:

Un ulteriore tentativo di trovare un'accettabile alterazione al piano B per il DUP e per il suo stesso partito da poter offrire a Bruxelles;

Ulteriori rassicurazioni sui diritti dei lavoratori e sulla protezione ambientale;
E un approccio più consultivo alla prossima fase di negoziati che coinvolge parlamentari, sindacati e gruppi di imprese.

L'ultima di queste concessioni è irrilevante dal momento che non accadrà a meno che l'accordo non venga approvato e non sia una ragione che ne giustifichi il rifiuto. La prima “concessione” è più o meno la stessa che la May tentò tra il voto originale all'inizio di dicembre e il voto della scorsa settimana - non è emerso nulla di accettabile per questa fazione di parlamentari, e probabilmente verrebbe respinto anche dall'UE, che ha adottato una linea stabile e costante rispetto al requisito assoluto per il backstop, quindi sembra improbabile che darà i suoi frutti.

La May continua a rifiutarsi di escludere la minaccia di una disastrosa Brexit “no deal”, ma è chiaro che molti parlamentari del governo si dimetteranno se questa sembrerà essere il percorso da prendere. Rimane implacabilmente contraria ad un ulteriore referendum sulla questione sostenendo che: “Non c'è stato ancora abbastanza riconoscimento del modo in cui un secondo referendum potrebbe danneggiare la coesione sociale minando la fede nella nostra democrazia”. Ha omesso di affrontare il fatto che i sondaggi hanno mostrato che una netta maggioranza dell'elettorato ora preferisce tale voto e che la visione del Remain è ora la posizione di maggioranza.

La May continua ad escludere un'unione doganale permanente con l'UE che potrebbe attirare il sostegno dell'opposizione e sembra stia invece cercando di convincere i dissidenti nel proprio partito e nel DUP piuttosto che raggiungere un consenso in tutto il parlamento.

Il ministro degli Esteri spagnolo, Josep Borrel, (parlando prima che la May presentasse il suo “Piano B”) ha riassunto molto bene la situazione (e ha accennato alla frustrazione in Europa):

“Una così grande differenza di voti, parliamo di un rapporto 1:3, una grande differenza, non penso possa essere salvata con aggiustamenti marginali al piano attuale. Non penso che [la May] possa convincere i parlamentari presentando lo stesso accordo con alcune modifiche. Deve portare qualcosa di sostanzialmente diverso ma, naturalmente, questo dovrebbe essere approvato dall'UE, quindi dobbiamo aspettare fino a questo pomeriggio per vedere cosa dice. Non possiamo continuare a negoziare qualcosa, come è successo questa volta, e quando tutto è negoziato, il parlamento lo respinge. Dobbiamo avere la garanzia di avere abbastanza sostegno politico in modo che ciò che viene negoziato non venga respinto all'ultimo momento”.

È sempre più probabile che il Parlamento possa affermarsi e assumere un grado maggiore di controllo del processo. Le mosse pianificate negli emendamenti vedrebbero l'effettiva esclusione di una Brexit senza accordo, un ulteriore referendum e un'estensione della notifica all’Articolo 50 (ciò richiederebbe ovviamente l'accordo dell'UE, ovviamente). La fattibilità di queste mosse sarà visibile prima della fine del mese.

Dr. Mike Campbell è uno scienziato ed uno scrittore freelance inglese. Mike ha conseguito il suo dottorato di ricerca a Ghent (Belgio) e, dopo aver lasciato il Regno Unito, ha lavorato in Belgio, Francia, Monaco e Austria. Come scrittore, si è specializzato nell’ambito economico, scientifico, medico e ambientale.