I timori di un’imminente escalation della guerra in Medio Oriente e il suo impatto inflazionistico stanno spingendo con decisione al ribasso azioni e obbligazioni, mentre anche l’oro sta scendendo.
- La guerra in Medio Oriente sembra destinata a intensificarsi a breve: sono passate più di 24 ore da quando il presidente Trump ha minacciato di iniziare a distruggere centrali elettriche iraniane se l’Iran non riaprirà lo Stretto di Hormuz. È estremamente improbabile che l’Iran lo faccia e Teheran ha minacciato di colpire impianti elettrici e di desalinizzazione nel Golfo e in Israele. Questo sta alimentando timori di instabilità e inflazione, spingendo in modo evidente al ribasso i mercati azionari e obbligazionari. L’Iran ha inoltre mostrato che la propria capacità di gittata missilistica potrebbe essere molto maggiore del previsto, potenzialmente portando l’Europa “a tiro”, anche se è altamente improbabile che l’Iran disponga di qualcosa che possa colpire in modo significativo il continente europeo.
- L’S&P 500 sta scambiando sotto l’area del precedente supporto chiave a 6.500, ben al di sotto anche della media mobile a 200 giorni, segnando un nuovo minimo a 6 mesi. I mercati asiatici sono particolarmente colpiti, con diversi indici regionali entrati in territorio di correzione (oltre -10% dai massimi). Il KOSPI Composite scende di oltre 6% oggi e il Nikkei 225 giapponese perde più del 3%: movimenti molto ampi.
- Per le stesse ragioni che stanno facendo scendere le azioni, anche i bond vengono venduti: i rendimenti globali sono ora ai livelli più alti dal 2024. Il rendimento del Treasury USA a 10 anni e quello a 2 anni sono saliti con forza segnando nuovi massimi a circa 1 anno e mezzo. Questo dovrebbe mantenere elevata la forza relativa del dollaro USA.
- Lo shock del petrolio ha aumentato i timori d’inflazione e, insieme all’impennata dei rendimenti, sta trascinando al ribasso i metalli preziosi, cosa tipica in questi contesti. L’oro perde oltre 4% nella giornata, cancellando tutti i guadagni del 2026, mentre l’argento lascia sul terreno ancora di più, in calo di oltre 6% fino a scambiare intorno a 62,80$. Uno short sui metalli preziosi potrebbe funzionare come trade di brevissimo per trader esperti, ma sarebbe probabilmente molto rischioso per chi è meno esperto.
- Il greggio appare rialzista ma resta stabile, in attesa di capire se, con l’escalation, verranno colpite infrastrutture petrolifere nel Golfo. Il Brent appare più rialzista del petrolio WTI, essendo più esposto alla dinamica Iran/Hormuz. Anche la benzina è impostata in modo molto bullish, con il future RBOB che venerdì ha segnato un massimo rilevante di lungo periodo. Alcuni trend follower saranno long sull’energia, mentre altri temeranno movimenti rapidi, legati in modo diretto e imprevedibile agli sviluppi geopolitici.
- Nel mercato Forex, dalla riapertura di Tokyo la valuta principale più forte è lo yen giapponese, mentre la più debole è il dollaro australiano, riportando al centro dell’attenzione il cross “barometro del rischio” AUD/JPY. La coppia USD/JPY sta tenendo dopo aver segnato un nuovo massimo di lungo periodo la scorsa settimana, ma non ha ancora testato la soglia psicologica di 160, anche se sembra sempre più probabile che accada a breve. Il dollaro USA resta forte, solo leggermente meno dello yen.