Il traffico nello Stretto di Hormuz si è ora fermato completamente, aumentando la pressione rialzista sul petrolio greggio, che continua a salire verso massimi plurimensili.
- La guerra USA/Israele contro l’Iran continua con intensità. È chiaro che la situazione sta andando bene per il fronte USA/israeliano. È anche evidente che l’Iran sta concentrando gran parte della propria azione bellica nel colpire Paesi vicini dove sono presenti basi USA (come EAU, Qatar, Kuwait e Arabia Saudita) dove probabilmente può infliggere danni più facilmente rispetto a Israele, che continua comunque a essere sotto attacco iraniano, anche se finora i danni in Israele sembrano limitati.
- L’aspetto del conflitto che sta destabilizzando di più i mercati è il “collo di bottiglia” che l’Iran è riuscito a creare sullo Stretto di Hormuz. Il traffico sarebbe ora completamente fermo e i principali assicuratori starebbero consigliando alle petroliere di non attraversare. L’Iran afferma di avere il pieno controllo dello Stretto, mentre gli Stati Uniti dichiarano che scorteranno le petroliere. Ci sono stati anche danni minori alle infrastrutture petrolifere su entrambi i lati. La situazione sta interferendo con l’offerta e sta spingendo al rialzo il prezzo del greggio, ma potrebbe cambiare se la marina USA dovesse intervenire e riaprire lo Stretto con la forza. Ecco come si stanno muovendo alcuni asset chiave:
- Petrolio WTI: dopo aver segnato ieri un nuovo massimo plurimensile appena sotto 78$, stamattina l’azione dei prezzi appare di nuovo bullish e il prezzo risale verso nuovi massimi di breve sopra 76$. È possibile che il prezzo continui a salire e segni persino un nuovo massimo a 6 mesi più tardi. Tuttavia, molto dipenderà da ciò che accadrà nello Stretto e da eventuali ulteriori danni alle infrastrutture petrolifere.
- Benzina: i futures negli Stati Uniti sono saliti ancora, toccando un nuovo massimo a 7 mesi, e il quadro di breve appare rialzista. Il presidente Trump sarà sensibile ai prezzi domestici della benzina e farà il possibile per tenere la produzione energetica fuori dal conflitto: questo probabilmente include una mossa rapida per sbloccare lo Stretto.
- Oro: ieri è sceso con decisione, con un minimo che ha toccato la cifra tonda dei 5.000$. L’oro appare molto più debole rispetto a 24 ore fa.
- Borse asiatiche: gli indici azionari asiatici sono scesi bruscamente: il mercato coreano ha registrato il più grande calo giornaliero dal 2008. Sia il Nikkei 225 giapponese sia l’HSI cinese hanno chiuso la seduta in calo di oltre 2,5%.
- Dopo che il Qatar ha chiuso la produzione di LNG (gas naturale liquefatto) all’inizio della settimana, in seguito ad attacchi iraniani riusciti contro infrastrutture chiave del gas, i prezzi del gas stanno salendo in Medio Oriente e in Europa. L’impatto in Europa sta iniziando a mettere pressione sull’euro nel mercato Forex.
- Bitcoin continua a mostrare un’impostazione ribassista sotto la resistenza intermedia a 70.182$ e la resistenza chiave a 71.762$, anche se prosegue il pattern di consolidamento laterale. Il minimo recente vicino al supporto a 61.229$ potrebbe diventare cruciale: se quel livello cede, il prezzo potrebbe scendere verso 50.000$ o anche più in basso.
- Nel mercato Forex, dalla riapertura di Tokyo la valuta principale più forte è stata lo yen giapponese, mentre la più debole è stata il dollaro australiano. Questo mette sotto osservazione il cross “barometro del rischio” AUD/JPY.
- I dati sul PIL australiano pubblicati oggi sono risultati superiori alle attese: crescita trimestrale a 0,8% contro una stima di 0,5%. Sembra però non avere un impatto reale sull’Aussie.
- Il governo britannico ha presentato ieri la Spring Budget Statement. Non sembra aver avuto un effetto significativo sulla sterlina, che risulta relativamente debole per altri motivi.