I trader di criptovalute hanno tirato un sospiro di sollievo nell’ultima settimana: la risalita dei prezzi ha attenuato i timori di un “crypto winter” devastante e prolungato, anche se il rischio di ulteriori ribassi non è scomparso.
Il comparto ha seguito l’“alpha dog”, Bitcoin (BTC), nella sua marcia al rialzo: è salito da sotto 70.000$ mercoledì scorso fino a un massimo sopra 76.000$ martedì. Il rally dell’8% su base 7 giorni ha coronato un robusto movimento di sei settimane che ha visto la regina delle cripto guadagnare circa +25% dai minimi di febbraio in area 60.000$.

Questo slancio ha rotto il limite superiore di un range di consolidamento plurisettimanale e ha superato la EMA a 50 giorni, trasformando per molti analisti la struttura tecnica di breve da neutrale a rialzista.
A sostenere in modo decisivo il momentum c’è stata l’accumulazione istituzionale, evidenziata dai continui acquisti di Strategy, che avrebbe aggiunto quasi 18.000 BTC nella sola settimana precedente nell’ambito dell’obiettivo ambizioso di arrivare a 1 milione di BTC entro fine anno.
Hanno contribuito in modo significativo anche gli afflussi negli ETF spot su Bitcoin, con i dati mensili che nelle ultime rilevazioni si avvicinano a 2,8 miliardi di dollari. Sul fronte derivati, liquidazioni di posizioni short per oltre 113 milioni di dollari hanno amplificato il rally durante un rapido picco di prezzo intraday.
Anche la geopolitica ha avuto un ruolo, in particolare le tensioni in Medio Oriente che coinvolgono Stati Uniti e Iran, rafforzando la narrativa di Bitcoin come asset “bene rifugio” in un contesto di volatilità sui mercati tradizionali. Nel complesso, segnali macro (inclusi le attese sulla prossima decisione sui tassi della Federal Reserve e una possibile attenuazione delle pressioni legate alla quotazione del petrolio) hanno ulteriormente sostenuto il sentiment risk-on.
- Questi sviluppi rendono gli analisti cautamente ottimisti nel breve.
- In media, lo scenario di prezzo atteso si colloca tra 73.000$ e 81.000$ fino a fine marzo, con 75.000$ - 80.000$ considerati realistici se BTC riuscisse a mantenere i supporti 70.000$ - 72.000$.
- Una chiusura giornaliera sopra il minimo di aprile 2025 in area 74.441$ aprirebbe la strada a 76.700$ e, successivamente, verso 80.000$.
Allargando lo sguardo, anche se la trendline ribassista di lungo periodo non è stata ancora completamente invalidata, la combinazione di domanda istituzionale, meccaniche di liquidazione e venti macro favorevoli suggerisce un bias rialzista, a patto che il valore bitcoin dollaro resti sopra il minimo dell’11 marzo a 68.980$.
Tra i fattori che potrebbero rovinare il rally ci sono una Fed più “hawkish” del previsto o una nuova escalation geopolitica, elementi che potrebbero mettere sotto pressione il supporto a 70.000$. Nel complesso, le previsioni bitcoin di breve periodo restano costruttive e inquadrano l’attuale price action come il rally più forte e sostenuto del 2026 finora.
Al momento della stesura, Bitcoin scambia a 74.270$, in rialzo del 6,65% negli ultimi 7 giorni.
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Ether sovraperforma Bitcoin
Seguendo da vicino il rimbalzo di Bitcoin, ma con un potenziale di rialzo maggiore, c’è Ether (ETH), che è balzato di oltre +15% nell’ultima settimana, scambiando intorno a 2.430$. Dal minimo del 6 febbraio a 1.741$, ETH è ora in rialzo di oltre +33%.

Il rally è arrivato dopo un mese di consolidamento che oscillava attorno al livello di supporto/resistenza dei 2.000$. Una spinta decisa dei rialzisti tra domenica e lunedì ha rotto la resistenza chiave a 2.200$, consentendo a ETH di toccare un massimo a sei settimane e di sovraperformare Bitcoin nella rotazione di breve sulle altcoin.
Anche gli istituzionali hanno contribuito a spingere Ether più in alto. BitMine, ad esempio, ha acquistato circa 122.000 ETH (per un controvalore di centinaia di milioni) nelle ultime settimane, fornendo una domanda costante.
Gli afflussi negli ETF spot su Ethereum hanno superato 160 milioni di dollari nella settimana più forte da gennaio, con l’ETF di BlackRock focalizzato sullo staking che ha aggiunto altre decine di milioni.
Il tasso di staking di Ether si attesta ora intorno al 30% dell’offerta totale, riducendo la quantità di token effettivamente disponibile sul mercato (“float”) e contribuendo a sostenere i livelli di prezzo. Gli upgrade di rete della roadmap Glamsterdam e il miglioramento di alcune metriche DeFi hanno aggiunto venti favorevoli sul fronte fondamentale, mentre un più ampio sentiment risk-on dell’azionario e un allentamento delle pressioni macro hanno sostenuto l’intero comparto crypto.
- Il consenso degli analisti indica un proseguimento del recupero.
- I target immediati si collocano tra 2.400$ - 2.500$, con 2.584$ (una trendline ribassista chiave) e poi 2.700$ - 2.800$ possibili in caso di momentum sostenuto e di eventuali segnali più “dovish” dalla Fed.
- La chiusura giornaliera sopra 2.150$ ha invalidato le recenti strutture ribassiste, quindi non sorprenderebbe un eventuale short squeeze.
Il mio punto di vista
Sebbene Ethereum resti ben sotto i massimi del 2025 e affronti sfide di lungo periodo (come un’attività on-chain più debole in alcune metriche), la combinazione di domanda via ETF, dinamiche di offerta e minimi crescenti sul piano tecnico suggerisce un possibile cambio di trend. Citi ha recentemente rivisto il target a 12 mesi a 3.175$, riflettendo aspettative più moderate legate ai ritardi regolamentari, ma nel complesso le view di breve sono più costruttive, a patto che il contesto macro sostenga il risk-on e che i flussi istituzionali continuino.
Ora tutti gli occhi sono puntati sulla decisione della Fed del 18 marzo. Una guida più dovish potrebbe accelerare i rialzi per l’intero settore crypto, mentre un tono più hawkish potrebbe innescare un ritorno a testare i supporti recenti. Con l’avanzare di marzo, l’interazione tra questi fattori determinerà se i rally attuali si trasformeranno in uptrend sostenuti o resteranno recuperi “in range”.
Al momento della stesura, Ether scambia a 2.331$, in rialzo del 14,55% su base 7 giorni.
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