L’escalation della guerra in Medio Oriente sta spingendo al rialzo il comparto energia, mettendo pressione sull’azionario e generando forte timore su ciò che potrebbe accadere, soprattutto nei Paesi del Golfo che stanno subendo attacchi da parte dell’Iran.
Riepilogo dei dati più importanti della scorsa settimana
- USA CPI (inflazione) – come previsto, al 2,4% annuo.
- USA Core PCE Price Index – come previsto, 0,4% mese su mese.
- USA PIL preliminare – sotto le attese a 0,7% trimestrale (contro stime fino a 1,4%), dato che può contribuire a un sentiment ribassista sull’azionario USA.
- USA JOLTS Job Openings – leggermente sopra le attese.
- USA Unemployment Claims – in linea con le attese.
- UK PIL – sotto le attese: invariato mese su mese, contro un +0,2% atteso.
- Canada tasso di disoccupazione – salita inattesa al 6,7% (atteso 6,6%).
Questi dati hanno avuto un impatto molto limitato sui mercati. Ciò che ha davvero mosso i prezzi è stata la guerra in Medio Oriente, in corso e in intensificazione, che ha:
- spinto al rialzo il prezzo del petrolio greggio,
- danneggiato le economie dei Paesi del Golfo colpiti dagli attacchi iraniani,
- aumentato la tensione tra Stati Uniti e Cina.
Restano aperte domande inquietanti su come potrebbe finire questa guerra, con le parti vicine a un’escalation significativa tramite attacchi a infrastrutture ed energia.
È evidente che Stati Uniti e Israele stanno colpendo con successo gli obiettivi che intendono colpire all’interno dell’Iran, subendo poche perdite. Ci sono danni a basi e strutture USA vicino al Golfo e danni relativamente limitati in Israele. I danni al regime e all’apparato militare iraniano sono invece ingenti. Ciò che non è affatto chiaro è il destino del regime iraniano e l’ubicazione/controllo delle scorte di uranio arricchito presenti nel Paese.
I prediction market vedono questa guerra proseguire per almeno altre due settimane. È quindi molto improbabile che finisca rapidamente, aumentando la probabilità che continui a influenzare e destabilizzare i mercati.
È inoltre sul tavolo una possibile invasione israeliana su larga scala del Libano, dopo l’ingresso di Hezbollah nel conflitto a fianco dell’Iran e l’avvio di attacchi contro Israele, anche se è poco probabile che questo abbia un impatto rilevante sui mercati.
L’Iran ha iniziato a colpire obiettivi economici nei Paesi del Golfo, oltre ad alcune infrastrutture petrolifere.
Siamo sull’orlo di una seria escalation.
Fattori in focus nella settimana in corso
La guerra in Medio Oriente probabilmente resterà più influente di qualsiasi dato macro in calendario nella prossima settimana. Detto ciò, avremo un evento senza precedenti: sette riunioni di politica monetaria di grandi banche centrali nella stessa settimana.
I dati/eventi più importanti della prossima settimana (in ordine di probabile importanza)
- Riunione di politica monetaria della Federal Reserve (USA)
- USA PPI
- Riunione RBA (Australia) (atteso un rialzo di 0,25%)
- Riunione Bank of Japan
- Riunione BCE
- Riunione Bank of England
- Riunione Bank of Canada
- CPI Canada (inflazione)
- Riunione Swiss National Bank
- USA Unemployment Claims
- PIL Nuova Zelanda
- Tasso di disoccupazione Australia
- UK Unemployment Claims
Nota: venerdì sarà giorno festivo in Giappone.
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Variazioni dei prezzi delle valute e tassi di interesse
Previsioni settimanali dei mercati fnanziari
La scorsa settimana non si sono registrati cross valutari con volatilità eccessiva, quindi non formulo alcuna previsione per la settimana in arrivo.
Il dollaro USA è stato di nuovo la valuta principale più forte della settimana, mentre il dollaro neozelandese è risultato il più debole. La volatilità direzionale è diminuita leggermente: il 37% di tutte le principali coppie e cross ha variato di oltre l’1%.
La volatilità della settimana in corso è probabilmente destinata ad aumentare e potrebbe risultare eccezionalmente elevata a causa dell’escalation della guerra in Medio Oriente, che ora minaccia le infrastrutture petrolifere. Questo potrebbe generare forte volatilità sul dollaro USA, sullo yen giapponese e sul dollaro canadese, oltre che sui mercati azionari. Potrebbero inoltre emergere effetti collaterali inattesi in grado di influenzare anche altre valute.
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Analisi tecnica
Futures Petrolio WTI

Il petrolio WTI è salito la scorsa settimana, ma non di molto, perché il presidente Trump è riuscito in parte a “raffreddare” i prezzi lasciando intendere che la guerra sarebbe finita presto, anche se in realtà non c’era davvero alcuna fine rapida sul tavolo.
Nonostante il rialzo complessivo contenuto, il prezzo ha toccato brevemente 120$ lunedì prima di ritracciare. Tuttavia, come mostra il grafico giornaliero qui sotto, sta tornando a salire e la price action appare rialzista.
Nella seconda metà della settimana scorsa, la guerra in Medio Oriente ha mostrato segnali di escalation: la voce secondo cui l’Iran avrebbe iniziato a posare mine nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% del greggio mondiale, ha mantenuto un “bid” sul prezzo.
Tuttavia, dopo la chiusura dei mercati di venerdì per il weekend, è arrivata la notizia che gli Stati Uniti avrebbero inviato bombardieri pesanti per eliminare tutte le difese militari a Kharg Island (isola al largo dell’Iran vicino a Iraq e Kuwait, all’estremità del Golfo), che processa circa il 90% delle esportazioni di greggio iraniane. Il presidente Trump ha minacciato pubblicamente di devastare le infrastrutture petrolifere dell’isola, o quantomeno di “rivalutare” la decisione di risparmiarle, se l’Iran non inizierà a consentire il libero passaggio nello Stretto di Hormuz. Trump ha anche chiarito di aspettarsi che altri Paesi facciano la loro parte per riaprire lo Stretto. In pratica, Trump sa che gli Stati Uniti non sono colpiti direttamente dalla chiusura di Hormuz e quindi si aspetta che altri Paesi gestiscano “il loro problema”.
Paradossalmente, questo potrebbe calmare il prezzo del petrolio, perché nessuno si aspetta davvero che altri Paesi facciano molto per Hormuz. Tuttavia, la chiusura effettiva dello Stretto, se dovesse protrarsi, finirebbe per spingere il prezzo ben sopra 100$.
- È probabile che entrare ora sia rischioso, perché potremmo vedere facilmente un movimento rapido e molto ampio del prezzo, sia al rialzo sia al ribasso.
- Detto questo, la price action resta rialzista e il trend long nato dal breakout vicino a 65$ sarebbe sopravvissuto nella maggior parte dei sistemi trend-following, quindi gli ordini long continuano probabilmente a dominare.
- Se decidi comunque di entrare long, fallo con una size molto ridotta, che tenga conto dell’enorme volatilità attuale del prezzo.
Futures sulla benzina

I futures RBOB Gasoline hanno toccato brevemente un nuovo massimo a 3 anni la scorsa settimana, per poi ritracciare. Tuttavia, come per il petrolio greggio, la price action resta rialzista.
Qui il tema è lo stesso descritto sopra per il petrlio WTI: quando il prezzo del greggio sale, anche il prezzo della benzina tende quasi certamente a salire, grazie all’elevata correlazione positiva tra i due asset, dato che la benzina è un prodotto della raffinazione del petrolio.
- Come accennato, potrebbe essere ormai tardi per un trade long “pulito”.
- Se però ritieni di dover entrare long, usa una size molto piccola (rispettando la volatilità elevatissima) e uno stop trailing per evitare perdite catastrofiche.
- Ricorda: ciò che sale con forza e rapidamente può scendere con la stessa velocità.
Futures sul grano

I futures sul grano ZW sono leggermente più bassi su base settimanale, dopo aver raggiunto nella settimana precedente il livello più alto dell’ultimo anno. Tuttavia hanno chiuso la settimana con una nota forte e una price action rialzista, che dal punto di vista tecnico suggerisce la possibilità di nuovi massimi.
Molti analisti vedono la guerra in corso in Medio Oriente come un fattore che spinge al rialzo i prezzi dei cereali, ma esistono anche ragioni più “profonde”, legate a problemi di offerta nei mercati dei grani e a cambiamenti nel business del grano negli Stati Uniti.
- Se i futures sul grano sono troppo grandi per te (e probabilmente lo sono), puoi ottenere esposizione al grano USA acquistando il Teucrium Wheat Fund (WEAT), un ETF generalmente accessibile e più “abbordabile”.
Indice S&P 500
La scorsa settimana è stata negativa per il mercato azionario USA: l’S&P 500 non solo ha chiuso in calo, ma ha anche terminato la settimana sui minimi, dopo aver rotto al ribasso il supporto di lungo periodo in area 6.737.
Dal punto di vista tecnico, il quadro appare chiaramente ribassista. Basta osservare la price action di “top” sotto - e a contatto - della grande soglia psicologica dei 7.000 vista nelle ultime settimane, e il modo in cui il prezzo ha iniziato a scendere da lì con momentum in aumento.
- Mi aspetto che il prezzo possa raggiungere piuttosto rapidamente l’altra cifra tonda significativa a 6.500, oppure fermarsi prima sul supporto orizzontale a 6.522.
- Quest’area dovrebbe rappresentare un supporto importante e la media mobile a 200 giorni non è lontana poco sotto, aggiungendo ulteriore “confluenza” a favore del supporto.
- Se il prezzo dovesse rompere al ribasso anche tutto questo, allora il mercato potrebbe entrare in una fase davvero problematica.
Il mercato azionario USA (e, in generale, gli indici azionari) appare ribassista per due ragioni principali:
- Un bull market molto esteso e “tirato”, durato a lungo.
- L’escalation della guerra in Medio Oriente, che minaccia di causare danni rilevanti alle forniture globali di petrolio e alle economie dei Paesi del Golfo.
Nonostante lo scenario ribassista, mettersi short sul mercato azionario USA, soprattutto su un indice, non è semplice e dovrebbe essere tentato solo da trader esperti.