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Analisi Tecnica sui Futures di Petrolio, Benzina e Indice S&P 500

Di Adam Lemon

Adam Lemon ha iniziato il suo ruolo presso DailyForex nel 2013, quando è stato assunto come analista capo interno. Adam negozia Forex, azioni e altri strumenti nel suo account personale. Adam ritiene che sia molto possibile per i trader/investitori al dettaglio assicurarsi un rendimento positivo nel tempo, a condizione che limitino i loro rischi, seguano le tendenze e perseverino attraverso serie di perdite a breve termine, a condizione che venga...

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L’escalation della guerra in Medio Oriente sta spingendo al rialzo l’energia e al ribasso l’azionario, mentre banche centrali complessivamente più “hawkish” stanno facendo salire i rendimenti.

Analisi fondamentale e sentiment di mercato

Il 17 marzo avevo scritto che i migliori trade per la settimana sarebbero stati:

  • Long su USD/JPY – risultato: -0,31%
  • Long sul grano (Wheat) – risultato: -1,27%

La perdita complessiva della settimana è stata -1,58%, pari a -0,79% per asset.

Riepilogo dei dati più importanti della scorsa settimana

  • Riunione Federal Reserve (USA) – lieve inclinazione hawkish: la Fed ha enfatizzato il rischio inflazione legato agli effetti “secondari” della guerra in Medio Oriente, spingendo brevemente al rialzo il dollaro USA.
  • USA PPI – molto più forte delle attese: +0,7% m/m contro +0,3% previsto. Segnala pressioni inflazionistiche più alte negli USA e ha contribuito a un sentiment più hawkish sul dollaro.
  • RBA (Australia) – rialzo del Cash Rate di 0,25% come atteso; il rinnovato focus sull’inflazione è stato letto come lievemente hawkish.
  • Bank of Japan – “hold” lievemente hawkish, con un membro del board favorevole a un rialzo di 0,25% già ora.
  • BCE – “hold” hawkish, con revisione al rialzo delle stime d’inflazione 2026.
  • Bank of England – “hold” decisamente hawkish; alcuni analisti vedono ora una possibilità di rialzo tassi più avanti nel 2026.
  • Bank of Canada – “hold” marginalmente dovish, con toni più rassicuranti sull’inflazione.
  • CPI Canada – leggermente sotto le attese: +0,5% m/m contro +0,7% atteso.
  • SNB (Svizzera) – “hold” forse lievemente dovish: la banca si muove come se ulteriori tagli (anche verso tassi negativi) restassero possibili.
  • USA Unemployment Claims – lievemente migliori delle attese.
  • PIL Nuova Zelanda – peggiore delle attese: crescita +0,2% contro +0,5% previsto.
  • Disoccupazione Australia – salita a sorpresa da 4,1% a 4,3%.
  • UK Unemployment Claims – in linea con le attese.

Nel complesso, i dati hanno inciso poco sui mercati, fatta eccezione per il rafforzamento del dollaro USA e per la maggiore forza dell’euro dopo il “hold” hawkish della BCE. Il quadro di fondo resta quello di banche centrali orientate alla prudenza in un contesto di potenziale shock inflazionistico legato all’energia, alimentato dalla guerra in Medio Oriente. Restano aperte domande inquietanti su come possa concludersi il conflitto, con le parti vicine a un’escalation significativa tramite obiettivi energetici e infrastrutturali.

Ultimi sviluppi della guerra Iran Usa e Israele

  1. Ultimatum di Trump: poche ore fa il presidente Trump ha annunciato che, se l’Iran non riaprirà lo Stretto di Hormuz entro 48 ore, gli USA inizieranno a distruggere le centrali elettriche iraniane. Questo arriva dopo giorni di attacchi iraniani a infrastrutture di altri Paesi e dopo azioni mirate contro Israele (incluso il presunto reattore nucleare nel Sud) e la raffineria di Haifa. È difficile immaginare una ritirata iraniana: possiamo quindi attenderci attacchi USA probabilmente tra martedì o mercoledì. La minaccia (e ancor più la sua eventuale esecuzione) può scuotere pesantemente mercati energia e azionario.
  2. Supporto internazionale: sette alleati NATO e non-NATO hanno promesso assistenza agli USA per riaprire Hormuz. Tuttavia, gli esperti ritengono che un’operazione militare di questo tipo richieda alcune settimane.
  3. Orizzonte del conflitto: i prediction market vedono la guerra proseguire per almeno altre cinque settimane, fino a maggio, con ingresso di truppe USA in Iran ad aprile. È quindi molto improbabile una fine rapida, aumentando il rischio di impatti persistenti sui mercati.

È evidente che USA e Israele stanno colpendo con efficacia gli obiettivi desiderati in Iran, subendo perdite limitate. Ci sono danni a basi e strutture USA vicino al Golfo, e danni relativamente contenuti in Israele, anche se i raid missilistici di ieri hanno causato un numero insolitamente elevato di vittime, che Israele potrebbe interpretare come escalation da “pareggiare”.

I danni al regime e all’apparato militare iraniano sono ingenti. Resta invece molto poco chiaro il destino del regime e la collocazione delle scorte di uranio arricchito presenti nel Paese.

Siamo sull’orlo di un’escalation molto seria.

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Fattori in focus nella settimana in corso

La guerra in Medio Oriente resterà probabilmente più influente di qualsiasi dato macro in calendario, soprattutto se l’escalation dovesse orientarsi verso un targeting più diretto delle infrastrutture. Detto ciò, i primi tre punti hanno un potenziale realistico di muovere il mercato, in particolare su sterlina britannica e dollaro australiano.

Dati/eventi principali della settimana (per probabile impatto)

  • UK CPI (inflazione)
  • CPI Australia (inflazione)
  • Flash PMI Servizi & Manifattura – USA, Germania, UK
  • Richieste di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti
  • Vendite al dettaglio nel Regno Unito

Previsioni Forex Mensili per Marzo 2026

Variazioni dei prezzi delle valute e tassi di interesse

Variazioni dei prezzi delle valute e tassi di interesse

Previsioni settimanali dei mercati fnanziari

La scorsa settimana non si sono registrati cross valutari con volatilità eccessiva, quindi non pubblico alcuna previsione per la settimana in arrivo.

L’euro è stato la valuta principale più forte della settimana, mentre il franco svizzero è risultato il più debole. La volatilità direzionale è diminuita in modo marcato: solo l’11% di tutte le principali coppie e cross ha registrato una variazione superiore all’1%.

La volatilità della prossima settimana è probabilmente destinata ad aumentare e potrebbe risultare eccezionalmente elevata a causa dell’escalation della guerra in Medio Oriente, che ora minaccia centrali elettriche, infrastrutture petrolifere e impianti di desalinizzazione. Questo potrebbe generare forte volatilità su dollaro USA, yen giapponese e dollaro canadese, oltre che sui mercati azionari. Potrebbero inoltre emergere effetti collaterali inattesi in grado di influenzare anche altre valute.

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Analisi tecnica

Futures Petrolio Brent

Grafico Futures Petrolio Brent 23/03

Il Brent sta sovraperformando il petrolio WTI, principalmente perché gli Stati Uniti sono di fatto energeticamente indipendenti (WTI), mentre il Brent è legato al commercio internazionale via mare, oggi più esposto a timori concreti di interruzione dell’offerta per via della guerra in Medio Oriente e del blocco iraniano dello Stretto di Hormuz.

La guerra in Medio Oriente mostra segnali di escalation dopo che il presidente Trump ha minacciato di colpire le centrali elettriche iraniane se l’Iran non riaprirà lo Stretto di Hormuz entro l’alba locale di martedì. L’Iran, a sua volta, ha minacciato impianti elettrici e di desalinizzazione in gran parte del Medio Oriente, obiettivi che ha già dimostrato di essere disposto a colpire e, in alcuni casi, di poter effettivamente raggiungere.

Queste minacce, insieme alle speculazioni secondo cui gli Stati Uniti potrebbero puntare a Kharg Island come uno dei prossimi passi militari, stanno spaventando i mercati. Possiamo ragionevolmente aspettarci un avvio di settimana con energia in rialzo e borse in calo, a meno che non emerga una voce credibile su colloqui di cessate il fuoco.

Secondo Polymarket, l’ingresso di truppe USA sul terreno in Iran potrebbe avvenire ad aprile e la cessazione delle operazioni USA (e presumibilmente israeliane) a maggio: questo implica che la guerra potrebbe durare almeno altre cinque settimane.

Entrare ora potrebbe essere pericoloso, perché potremmo vedere movimenti rapidi e molto ampi del prezzo in entrambe le direzioni. Tuttavia, la price action appare rialzista, quindi è probabile che gli ordini long restino dominanti. Non mi aspetto che l’Iran faccia marcia indietro, e penso che ciò possa tradursi in una settimana di prezzi del greggio in aumento.

Nonostante il trend sia maturo e molto “tirato” e dipenda totalmente dagli sviluppi geopolitici, credo che possa essere ancora sensato entrare long su segnali rialzisti, utilizzando uno stop trailing (preferisco 3×ATR (100)). Sarebbe probabilmente prudente usare una size molto ridotta, ad esempio un quarto della dimensione abituale, o addirittura un ottavo.

Futures sulla benzina

Grafico Futures sulla benzina 23/03

I futures RBOB Gasoline sono saliti con decisione la scorsa settimana, chiudendo su un nuovo massimo a 3 anni e terminando molto vicino ai massimi, segnati venerdì. La benzina sta quindi scambiando in “blue sky” (senza resistenze evidenti) e può continuare a salire con relativa facilità.

Il tema è lo stesso illustrato sopra sul Brent: quando il prezzo del greggio sale, anche la benzina tende quasi certamente a salire, grazie all’elevata correlazione positiva tra i due asset, dato che la benzina deriva dalla raffinazione del petrolio.

Come già detto, potrebbe essere ormai tardi per un long “pulito”, ma potrebbe avere senso provare a partecipare al movimento usando una size molto ridotta (rispettando l’elevatissima volatilità) e uno stop trailing per evitare una perdita catastrofica. Ricorda: ciò che sale molto e molto in fretta può scendere con la stessa velocità.

Indice S&P 500

Grafico giornaliero S&P 500 23/03

La scorsa settimana è stata negativa per il mercato azionario USA: l’S&P 500 è sceso in modo piuttosto marcato, toccando un nuovo minimo a 6 mesi, con la chiusura daily sotto sia la SMA 200 sia la EMA 200. Sono segnali ribassisti, anche se va ricordato che il mercato non è nemmeno a -10% dal massimo storico recente, raggiunto solo poche settimane fa.

La scorsa settimana avevo correttamente indicato che il prezzo avrebbe raggiunto rapidamente la cifra tonda significativa dei 6.500. Ora il punto chiave sarà capire se il prezzo continuerà a scendere sotto quel livello. Se l’indice dovesse trascorrere la maggior parte della prossima settimana sotto 6.500, sarebbe un segnale molto ribassista e aumenterebbe la probabilità di ulteriori perdite.

Le minacce più recenti di Trump e dell’Iran verso infrastrutture energetiche e civili rischiano di spaventare ulteriormente il mercato. Salvo notizie in senso contrario, mi aspetto che l’indice apra sotto 6.500 e che possa perdere ancora terreno lunedì.

L’escalation della guerra in Medio Oriente non è però l’unico fattore che pesa sull’azionario: il mercato era già molto esteso e “tirato”, e avrebbe avuto bisogno di un ritracciamento significativo. La guerra ha semplicemente dato un forte “vento a favore” a questa correzione.

Nonostante lo scenario ribassista, mettersi short sul mercato azionario USA, soprattutto su un indice, non è semplice e dovrebbe essere tentato solo da trader esperti. Un rimbalzo rialzista nella prossima settimana, o almeno una fase di consolidamento con un lieve recupero, resta possibile: ci troviamo infatti in un’area di prezzo in cui è ragionevole aspettarsi l’intervento di compratori di lungo periodo.

Conclusione

Vedo i migliori trade di questa settimana come:

  • Long su USD/JPY.
  • Long sul Brent, ma con ¼ della size abituale.
  • Long sulla benzina, ma con ¼ della size abituale.

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Adam Lemon ha iniziato il suo ruolo presso DailyForex nel 2013, quando è stato assunto come analista capo interno. Adam negozia Forex, azioni e altri strumenti nel suo account personale. Adam ritiene che sia molto possibile per i trader/investitori al dettaglio assicurarsi un rendimento positivo nel tempo, a condizione che limitino i loro rischi, seguano le tendenze e perseverino attraverso serie di perdite a breve termine, a condizione che vengano utilizzati solo broker affidabili. In precedenza ha lavorato nei mercati finanziari per un periodo di 12 anni, di cui 6 anni con Merrill Lynch.

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