- La settimana è iniziata con movimenti erratici nelle quotazioni dell’oro, ma il trend di fondo resta rialzista.
- In questo momento, il prezzo dell’oro si trova sotto una zona di resistenze.
- Il dollaro statunitense si è rafforzato ieri, contribuendo a ridurre la domanda di oro.
- La guerra in Iran rappresenta un fattore bullish per il prezzo dell’oro.
Analisi del grafico settimanale XAU/USD
Il mercato dell’oro si trova in un trend rialzista intenso. La distanza, sempre più ampia, tra la media mobile a 50 periodi e quella a 200 periodi indica che il rialzo sta accelerando. Per il momento non ci sono segnali che facciano dubitare della solidità del rally in corso.

Nella settimana appena iniziata, lo xau usd sta mostrando un andamento irregolare. È un comportamento normale, vista la vicinanza ai massimi storici e il fatto che le quotazioni sono salite per 4 settimane consecutive.
Analisi del grafico giornaliero XAU/USD
Il prezzo dell’oro è salito di poco più dell’1% ieri, ma l’avanzata è dipesa interamente dal fatto che il mercato ha aperto con un gap. Durante la giornata, il prezzo è rimasto laterale, lasciando una candela a forma di doji sul grafico giornaliero. Questo segnala la presenza di una resistenza attorno a 5.420$.

L’RSI e il MACD si muovono al rialzo da metà febbraio e quest’ultimo ha da poco generato un incrocio bullish. Questi segnali indicano un aumento della pressione in acquisto. Insieme ai rialzi in atto dal 3 febbraio, suggeriscono che le quotazioni potrebbero continuare a salire.
Tuttavia, prima di cercare ingressi long, è necessario attendere un superamento della resistenza citata. Inoltre, anche in caso di rottura, tra 5.420$ e il massimo storico (5.597$) potrebbe riemergere una forte pressione in vendita, alimentata dai bagholders (operatori rimasti “incastrati” ai massimi precedenti) che avevano comprato nell’ultima area di top e si sono poi ritrovati in perdita.
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Il dollaro si rafforza, ma la guerra in Iran potrebbe continuare a spingere l’oro
I dati macro pubblicati ieri hanno mostrato una buona tenuta dell’economia statunitense, contribuendo a rafforzare il dollaro. L’indice del dollaro è salito di oltre lo 0,80%, segnando il livello più alto degli ultimi 38 giorni. Questo è un fattore ribassista per l’oro, perché tende a ridurne la domanda.
Dall’altro lato, il conflitto in Iran può aumentare la domanda di oro per due motivi. Il primo è che, in situazioni simili, gli investitori riducono l’appetito per il rischio e preferiscono asset meno esposti a cali improvvisi, come i metalli preziosi. Il secondo è che la guerra incide sul sistema di approvvigionamento del petrolio, cosa che ha già iniziato a generare rialzi importanti del greggio. Nel medio periodo, questi aumenti possono riflettersi sui prezzi di beni e servizi. Di fronte al rischio di inflazione legato al costo del petrolio, molti investitori cercano rifugio nell’oro per proteggersi dalla perdita di potere d’acquisto del capitale.
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