- L’S&P 500 ha chiuso la seduta di venerdì 13 marzo a 6.632,19 punti, in calo dello 0,61% nella giornata, al termine di una terza settimana consecutiva di ribasso.
- Il movimento arriva mentre il rialzo del petrolio, la forza del dollaro e i dubbi sul percorso dei tassi USA riaccendono la nervosità sui mercati.

Questa fase è importante per gli investitori che seguono le notizie finanziarie e i grandi indici azionari, perché mostra che Wall Street non reagisce più soltanto agli utili societari, ma anche al rischio di uno shock inflazionistico “importato” via energia. Il tema riguarda direttamente i trader al dettaglio esposti tramite ETF, i gestori e anche i trader che confrontano i migliori broker azioni in Italia per seguire la volatilità del mercato americano.
Petrolio, Fed e crescita rendono meno chiaro il “cap” del mercato
La pressione degli ultimi giorni deriva innanzitutto dal conflitto in Medio Oriente, che ha spinto il Brent sopra 100$ al barile per la prima volta da agosto 2022. Reuters sottolinea che il rincaro dell’energia alimenta i timori di inflazione, fa risalire i rendimenti obbligazionari e complica la lettura del mercato sui futuri tagli dei tassi della Federal Reserve.
A questo si somma un contesto macro più fragile. I dati pubblicati venerdì indicano che la crescita USA del Q4 è stata rivista ad appena 0,7%, mentre l’inflazione PCE di gennaio resta elevata al 2,8% annuo, con la misura core al 3,1%. Anche gli ordini di beni strumentali sono rimasti invariati, segnale che gli investimenti delle imprese non mostrano grande slancio.
Il mercato guarda quindi soprattutto alla riunione della Fed del 17 - 18 marzo. Lo scenario base resta un mantenimento dei tassi, ma gli investitori attendono soprattutto le nuove proiezioni macro e il tono di Jerome Powell. Reuters osservava venerdì che l’S&P 500 è già circa -5% sotto il massimo di gennaio, segno che l’incertezza monetaria e geopolitica pesa sempre di più sui prezzi.
I riferimenti di mercato indicano una dinamica indebolita

Sul piano dell’analisi tecnica forex, la fotografia di breve periodo è peggiorata in modo evidente. Investing indicava al 14 marzo un RSI 14 a 35,367, un MACD a -32,610, una media mobile a 50 giorni a 6.746,03 e una media mobile a 200 giorni a 6.850,69, con un riepilogo giornaliero in Strong Sell. Il mercato si muove quindi sotto i principali riferimenti di medio e lungo periodo, confermando la perdita di slancio osservata nelle ultime sedute.
Riferimento | Livello | Lettura |
|---|---|---|
Prezzo attuale | 6.632,19 | Chiusura del 13 marzo |
RSI 14 | 35,367 | Momentum debole, senza ipervenduto estremo |
MACD | -32,610 | Segnale ribassista |
MM50 | 6.746,03 | Prima area di resistenza dinamica |
MM200 | 6.850,69 | Riferimento del trend di fondo |
Pivot Fibonacci | 6.648,23 | Livello di equilibrio immediato |
- L’area dei 6.648 punti rappresenta il primo livello da riconquistare nel brevissimo.
- Finché l’indice resta sotto questo livello e poi sotto 6.746, la pressione resta orientata al ribasso.
- Al contrario, un recupero stabile sopra queste soglie migliorerebbe il profilo del mercato.
- Questa lettura è coerente con il calo settimanale dell’1,6% rilevato venerdì da Associated Press.
La valutazione rimane inoltre impegnativa per un mercato alle prese con maggiore incertezza. FactSet indicava il 13 marzo che l’S&P 500 tratta a 20,9x gli utili attesi a 12 mesi, sopra la media a 5 anni (20,0) e la media a 10 anni (18,9). Ciò significa che il margine di errore resta ridotto se la crescita dovesse rallentare ulteriormente o se i tassi restassero elevati più a lungo.
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Cosa monitorare fino alla fine della prossima settimana
Su un orizzonte di una settimana, lo scenario centrale resta quello di un mercato nervoso, con volatilità alimentata da tre fattori: Fed, evoluzione del prezzo del petrolio e sensibilità degli investitori al rischio geopolitico. Finché l’S&P 500 resta sotto 6.648 e poi sotto 6.746, il bias immediato rimane fragile.
Scenario prudente: un messaggio più “duro” della Fed o una nuova accelerazione dell’energia potrebbero mantenere l’indice sotto pressione e favorire un test dell’area 6.600, o persino un ritorno verso i minimi recenti se l’avversione al rischio dovesse intensificarsi. Reuters ricordava anche che il rialzo del petrolio minaccia le stime degli utili 2026, soprattutto nei settori più sensibili ai costi di trasporto e ai consumi.
Scenario di rimbalzo: richiederebbe un tono più rassicurante di Jerome Powell, un raffreddamento dei prezzi del greggio o un indebolimento del dollaro. In tal caso, l’indice potrebbe puntare prima a 6.648 e poi a 6.746. Sopra quest’area, la pressione in vendita si ridurrebbe sensibilmente, anche se la MM200 in area 6.850 resterebbe una barriera importante per chi segue i segnali tecnici sugli indici.
Conclusione
L’S&P 500 entra nella settimana del 16 marzo in un contesto più delicato rispetto all’inizio dell’anno. Lo shock petrolifero, l’incertezza sull’inflazione e una Fed attesa al varco pesano sul sentiment, mentre le valutazioni restano sopra le medie storiche. Il segnale dominante è chiaro: nel breve termine macroeconomia ed energia tornano a guidare la narrativa, e la traiettoria dell’indice dipenderà soprattutto dalla capacità di recuperare 6.648 e poi 6.746 punti.